Esposizione al rumore nei luoghi di lavoro: come proteggersi

Esposizione al rumore nei luoghi di lavoro: come proteggersi

L’esposizione al rumore nei luoghi di lavoro è senza dubbio uno dei rischi dell’industrializzazione moderna che preoccupa maggiormente. Il rischio e l’entità del rumore differiscono in base alla tipologia di produzione, alle mansioni e al reparto in cui si opera. Scopriamo quali sono i rischi, cosa prevede la normativa e come proteggersi dal rumore.

Esposizione al rumore nei luoghi di lavoro: cosa dice la normativa

La normativa rumore ambienti di lavoro comprende:

Lgs. 81/08 – stabilisce le misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori,

Lgs. 195/06 – prevede la messa in atto della direttiva 2003/10/CE riguardante l’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dal rumore.

La normativa viene completata da altre due direttive tecniche che sono le seguenti:

UNI EN ISO 9612:2011 - descrive un metodo tecnico specifico per misurare l'esposizione al rumore nell'ambiente di lavoro dei lavoratori e come calcolare il livello di esposizione,

UNI 9432:2011 – è una normativa volta a rivedere la UNI 9432:2008, che si propone di valutare i livelli di esposizione giornaliera, settimanale e i valori massimi raggiunti per essere in regola con la normativa attuale.

Valutazione rischio esposizione al rumore

Il datore di lavoro fra i suoi obblighi deve rispettare anche quello della valutazione rischio esposizione al rumore. Il documento deve essere inserito nella redazione del DVR, ovvero nella Dichiarazione di Valutazione dei Rischi dell’azienda e presentato con la relazione tecnica.

La suddetta deve essere redatta da personale competente, fra cui RSPP, Medico Competente, RLS e insieme devono collaborare per mettere in atto le adeguate misure di prevenzione. Il documento deve essere a disposizione degli organi di vigilanza che effettuano i controlli e deve essere redatto almeno ogni quattro anni. A prevederlo è l’art.181 comma 2 del D. Lgs. 81/08.

Il rumore in genere viene definito come un suono che emette una sensazione spiacevole. Tuttavia un’elevata esposizione al rumore nei luoghi di lavoro può essere causa di danni irreparabili.

Gli effetti uditivi del rumore infatti possono essere di tipo diverso e possono causare patologie gravi come l’ipoacusia. Si tratta di una patologia dovuta proprio all’esposizione a rumori di elevate intensità. Un’altra malattia è la sordità, anche questa patologia causata da rumore in ambiente di lavoro che può presentarsi a diversi livelli.

Ai danni dell’apparato uditivo possono presentarsi due situazioni:

  • Esposizione a rumori non eccessivi ma oltre 80-85 dB, rispondente ai limiti rumore ambienti di lavoro indicati dalla legge, responsabile di una riduzione dell’udito
  • Esposizione a rumori fortissimi, capaci di provocare dolore e perfino la rottura del timpano.

La valutazione per il rumore negli ambienti di lavoro viene effettuata tramite due parametri principali che sono i seguenti:

  • Grandezza dell’onda, misurata in decibel (dB)
  • Frequenza dell’onda, misurata in hertz (Hz).

Gli effetti dannosi del rumore sull’uomo dipendono dai seguenti fattori:

  • Frequenza del rumore
  • Intensità del rumore
  • Durata del tempo di esposizione al rumore

Per eseguire la valutazione del rischio rumore il datore di lavoro deve rivolgersi a un tecnico, che prima di riportare i dati effettua la misurazione del rumore. Nel caso il rischio rumore sia lieve la valutazione del rischio rumore può avvenire senza misurazioni. Invece, quando il rischio è elevato viene effettuata con misurazioni fonometriche.

Il documento di valutazione deve comprendere:

  • Limiti di esposizione
  • Fattori che possono accentuare il rischio
  • Presenza di luoghi e macchine a forte rischio
  • Segnalazione della durata del periodo di esposizione al rumore oltre l'orario di lavoro
  • Valutazione dell’efficienza ed efficacia dei DPI udito, ovvero dei Dispositivi di Protezione Individuale

Dispositivi di protezione dal rumore

Riguardo ai DPI udito previsti per il rischio rumore, nel documento il datore di lavoro deve indicare quali destinare per la protezione dell'udito.

Nello specifico, deve indicare quali cuffie da lavoro antirumore assegnare ai lavorati in relazione all’entità del rischio rilevato durante la misurazione. Le cuffie antirumore sono infatti dei dispositivi appositamente progettati per il rischio rumore negli ambienti di lavoro.

La cuffia antirumore è infatti fra i dispositivi di protezione dell'udito quella che tutela alla perfezione i lavoratori e assicura assoluto benessere negli ambienti di lavoro.

Essenzialmente esistono tre tipi di cuffia antirumore, che vengono classificate come comunicanti, non comunicanti e passive. Ecco nello specifico di cosa si tratta:

  • Cuffie comunicanti – sono dei dpi udito in grado di isolare completamente dai rumori esterni chi la le indossa e sono anche dotate di microfono. Questo accessorio è dotato di uno strumento particolare in grado di cancellare i rumori quando mette in comunicazione con gli altri.
  • Cuffie non comunicanti – sono realizzate allo stesso modo delle precedenti ma non sono dotate di microfono per consentire la comunicazione all’esterno. Il costo di queste cuffie è quindi inferiore alle prime.
  • Cuffie passive – si tratta di dpi udito indicati per eseguire lavori a contatto con rumori non troppo intensi e non hanno microfono per la comunicazione esterna.
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